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15 gennaio 2015

Jesus di Babilonia Teatri @NTC

Marco_Caselli_Nirmal_P101_289JESUS

Babilonia Teatri è felice di presentare al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno, per la rassegna Teatri di Confine, la versione finale dello spettacolo Jesus, che vede in scena Valeria Raimondi.

Come la compagnia ci ha abituato nel corso degli anni, anche questo spettacolo è il risultato di un percorso articolato e di tappe successive di lavoro che hanno visto evolversi e maturare la messa in scena in relazione ai temi e agli argomentati trattati. Ricordiamo ad  esempio il lavoro di sottrazione che ha caratterizzato la messa in scena finale dello spettacolo Pornobboy, del 2009, cinquanta minuti ininterrotti di un torrenziale rap (o salmo o preghiera o mantra) a fronte dei primi studi dove immagini e parole venivano

giustapposte e intersecate. O il pluripremiato The end, del 2011, che nella versione finale vede in scena la sola Valeria Raimondi, a partire dal primo studio This is the end my only friend the end che vedeva in scena 10 performers e a fronte di precedenti versioni a due interpreti, maschere del femminile e del maschile.

Anche con Jesus Babilonia Teatri ha intrapreso e compiuto un cammino lungo e avvincente.

Lo spettacolo vive di due anime. Da una parte mette a nudo la fragilità dell’uomo, la sua finitezza, il suo bisogno di cercare una risposta al suo esistere, al suo essere, al suo stare. Il bisogno dell’uomo di scendere dentro di sé per toccare il mistero, per vivere il dubbio, per fare i conti con il suo spirito, con la sua anima, con la sua essenza. Dall’altra esprime una critica dura e sincera alla religione cattolica, che non riguarda solo l’istituzione Chiesa, ma che si allarga fino a diventare una critica sociale che abbraccia il rapporto che la nostra società ha con la religione, con la sacralità, con la vita, con la morte, con tutto.

Due nuclei essenziali, due anime che sono state il punto di partenza del lavoro e che

hanno permeato il percorso artistico per tradurre sulla scena i due aspetti di quella che gli autori considerano una stessa medaglia.

La ricerca di un equilibrio tra le due componenti è passata da fasi successive di lavoro e da molteplici esiti spettacolari. La forma finale che lo spettacolo ha assunto mira a far emergere con forza i segni e i significati della doppia anima dello spettacolo.

Jesus è uno spettacolo, come gli altri lavori di Babilonia Teatri, che a partire da un’esperienza diretta, tangibile, personale, vuole portare sul palco una riflessione di tipo sociale.

In questo modo le parole che Valeria Raimondi pronuncia in scena diventano il racconto di esperienze, pensieri e punti di vista che l’attrice consegna allo spettatore lasciandolo libero di interpretarle in base al proprio vissuto e alla propria sensibilità.

Lo spettacolo esprime un intimo anelito di spiritualità, sia essa religiosa o laica, e un’impossibilità di trovare nella società, nel clero, nel mondo non tanto una risposta, ma una volontà altrettanto sincera di mettersi in ascolto e di cercare insieme. Jesus racconta anche l’ipocrisia, la violenza, il basso materialismo della società contemporanea utilizzando parodia e invettiva per scoperchiare la fragilità di scorciatoie e formule che vengono spacciate per ricette assolute. Jesus ci ricorda come sia grande e forte il bisogno di confronto e di condivisione, come il trovare attorno a sè una comunità o almeno un orizzonte di socialità sia fondamentale per confrontarsi con la propria e l’altrui spiritualità.